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Sulle orme di SHAHBAZ BHATTI
In difesa di un binomio mal compreso eppure oggi necessario, affinché la politica non sia “manutenzione del potere”, ma costruzione di un mondo più giusto.
Viviamo in una società che è espressione evidente di una cultura – ormai dominante – relativistica e riduzionistica, per la quale il binomio "cristiani e politica" è un classico esempio "politically incorrect": ci dicono che la politica è il pane quotidiano dell'uomo pratico, del materialista, e che quindi i cristiani vanno relegati nei loro sogni al di là del mondo terreno; ci dicono che è "politicamente scorretto" che un cattolico vada a sporcarsi le mani nei pasticci della politica, perché il Regno dei Cieli è, appunto, tra le nuvole, e fuori di lì i cristiani sono in libertà vigilata.
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ATLANTIDE UNA CULTURA SOMMERSA Anno XII - Numero di Gennaio 2012
“Vivere senza una fede, un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare” (Beato Pier Giorgio Frassati)
Dio benedica gli ungheresi!
Il 1° gennaio 2012 è entrata in vigore la nuova Costituzione ungherese, che riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, difende la vita del feto fin dal concepimento (art. II), protegge l’istituto del matrimonio quale comunità di vita tra uomo e donna (art. I) e basa la coesione nazionale sulla fede cristiana. La suddetta Costituzione è stata approvata dal partito di centro destra, che ha due terzi dei seggi in Parlamento, per cui è stata votata dai rappresentanti del popolo.
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