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Per capire chi è Gesù bisogna stare con Lui

Il primo incontro di Scuola di Comunità: la certezza morale e la dichiarazione esplicita di Cristo
9 ottobre 2026 di
ccfrassatibs

Per capire chi è Gesù bisogna stare con Lui

Primo incontro di Scuola di Comunità: la certezza morale e la «dichiarazione esplicita» di Cristo.

Venerdì 9 ottobre 2026 la Comunità Pier Giorgio Frassati di Brescia ha ripreso la Scuola di Comunità, il lavoro di catechesi che accompagna tutto l’anno. Il testo è quello di don Luigi Giussani, All’origine della pretesa cristiana: dopo aver ripreso con calma il capitolo sesto, si è aperto il capitolo settimo, «La dichiarazione esplicita». L’incontro è stato guidato da Gigi; ne riportiamo i passaggi principali.

Il primo incontro di Scuola di Comunità della Comunità Pier Giorgio Frassati, 9 ottobre 2026: un relatore seduto al tavolo e un giovane in piedi che legge da un quaderno

Un momento del primo incontro di Scuola di Comunità, venerdì 9 ottobre 2026.

Una certezza che nasce da tanti indizi

L’amore tra un ragazzo e una ragazza non si vede con gli occhi. Eppure la frequentazione, le parole, i gesti dell’altro offrono tanti e tali indizi che se ne diventa certi. È quella che si chiama certezza morale.

Lo stesso vale per l’affetto di una madre: nessun test e nessuna analisi scientifica potrebbero dare la certezza che nasce dall’aver vissuto con lei per anni. Non è una certezza meno vera di quella matematica: è lo strumento che la natura, cioè Dio, ci ha dato per conoscere le persone.

«Quanto più uno condivide la vita di una persona, tanto più è capace di certezza morale a suo riguardo, perché la congerie di indizi si moltiplica.»

La Scuola di Comunità serve proprio a questo: conoscere sempre meglio Cristo e il mistero della sua Incarnazione, così da raccogliere indizi che rendono sempre più certi della bontà del cammino di fede.

Come si fa Scuola di Comunità

Ascoltare una lezione come si ascolta una predica lascia poco e non tocca il cuore. La Scuola di Comunità ha valore nella misura in cui ciascuno si misura personalmente con le parole ascoltate e le paragona con le esigenze fondamentali del proprio cuore.

Per questo, nella settimana senza lezione, è prezioso il gruppo di comunione: lì si racconta il riverbero che i contenuti hanno avuto nella propria vita e, dicendolo, se ne entra più in possesso. Come a scuola, dove alla lezione segue l’interrogazione.

Le puntate precedenti

Nel capitolo sesto Gesù si presenta come il maestro da seguire, per cui occorre rinunciare a se stessi. Si pone come centro della libertà, come origine della legge («fu detto… ma io vi dico») e mostra di avere il potere di rimettere i peccati.

Non dice subito «io sono Dio», ma compie gesti e assume prerogative che alludono alla sua divinità. E intanto la gente comincia a schierarsi: da una parte chi lo rifiuta, dall’altra chi gli si affeziona.

Non si può capire chi è Gesù se non si sta con Lui. Per conoscerlo davvero e arrivare ad amarlo bisogna fare come gli apostoli: stare con Lui.

Il metodo: immedesimarsi negli apostoli

È il taglio proprio di don Giussani: metterci nei panni degli apostoli e guardare con i loro occhi come sono arrivati alla convinzione definitiva. Più lo si seguiva, più cresceva la domanda: «Ma come fa a essere così?». Finché, a un certo punto, la domanda esplode.

L’intelligenza degli indizi

Un appassionato di musica riconosce la Nona di Beethoven da poche note; un esperto d’arte capisce con uno sguardo se un quadro è autentico. Non è magia: è esperienza accumulata.

Così è tra le persone. La certezza morale va allenata: chi ha fatto esperienza di umanità sa capire presto di chi fidarsi. Chi invece vive isolato fatica a fidarsi e resta solo, perché ogni amicizia e ogni amore chiedono di consegnarsi all’altro, e lo si può fare soltanto se ci si fida.

Questa stessa intelligenza gli apostoli l’hanno applicata a Gesù. La sua bontà, la sua intelligenza, la naturalezza dei suoi miracoli erano indizi che si moltiplicavano giorno dopo giorno.

«Indizi che fanno restare a bocca aperta, indizi che provocano una domanda cui non si sa rispondere, ma cui si deve poter rispondere.»

«Ma voi, chi dite che io sia?»

Nei pressi di Cesarea di Filippo Gesù domanda ai suoi che cosa dice di Lui la gente: Giovanni il Battista, Elia, uno dei profeti. Poi chiede: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro risponde d’impulso: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

Pietro era ormai giunto a un’evidenza: se non posso fidarmi di quest’uomo, non posso fidarmi neppure di me stesso. E Gesù lo chiama beato, perché quella risposta non viene da lui, ma gliel’ha suggerita il Padre.

È come nell’esempio, caro a don Giussani, del re di Portogallo in esilio in un piccolo paese: tutti intuiscono che quell’uomo è diverso e fanno mille ipotesi, ma solo quando è lui a dire chi è, ogni cosa trova il suo posto. La risposta che Lui dà di sé è più esauriente di tutte le nostre ipotesi.

«Ti sono rimessi i tuoi peccati»

Gesù non si proclama Dio a parole: fa le cose che solo Dio fa. Davanti ai capi del popolo, al paralitico calato dal tetto dice: «Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».

Per un ebreo osservante è una bestemmia, perché solo Dio può perdonare. E Gesù, leggendo nei loro cuori, aggiunge: «Perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di rimettere i peccati: alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua». E l’uomo si alza, pieno di gioia.

Episodi come questo spingono ciascuno a usare la propria intelligenza e a domandarsi: davanti a chi mi trovo?

La libertà messa in gioco

Chi lo incontrava con un’intelligenza aperta riconosceva la sua eccezionalità. Chi era chiuso nella difesa del proprio potere lo vedeva come un ostacolo. Fu il caso dei capi del popolo, mantenuti proprio per studiare le Scritture e riconoscere il Messia quando fosse venuto.

Per questo Gesù si esprime pienamente solo quando la gente si è già schierata. La sua risposta conferma chi gli ha dato credito e indurisce chi lo ha rifiutato: «A chi ha sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha».

La fede è un dono di Dio, ma Dio vuole che glielo chiediamo: non ce lo impone senza la nostra libertà.

Vale anche per noi. Nei primi incontri con la Comunità si è intuito qualcosa di buono; dando credito a quei primi indizi si è fatto un passo dopo l’altro. Da qui l’importanza della perseveranza: stare con Gesù giorno dopo giorno, nella comunità, nell’Eucaristia e nella preghiera.

Il primo affiorare di un’esplicitezza

Negli ultimi tempi Gesù va decisamente a Gerusalemme, nonostante le proteste di Pietro: «Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Per tre anni ha preparato il cuore e la libertà dei suoi, con grande rispetto per l’intelligenza di ciascuno, perché la risposta alla domanda «chi sei?» era troppo grande per essere accolta senza preparazione.

Nel portico del Tempio sfida i farisei sul loro stesso terreno: «Che cosa pensate del Messia? Di chi è figlio?». «Di Davide». «Come mai allora Davide lo chiama Signore?». Nessuno seppe rispondergli, e da quel giorno nessuno osò più interrogarlo. Un inizio di risposta esplicita era stato dato.

Il lavoro di queste due settimane

L’incontro si è chiuso ringraziando il Signore, che ci aiuta a entrare in profondità nel mistero della sua Incarnazione. Fino al prossimo appuntamento, a ciascuno è affidato il lavoro personale: paragonare ciò che si è ascoltato con la propria vita.

La Scuola di Comunità è aperta a chiunque desideri conoscere Cristo stando insieme a noi. Per informazioni scrivete a info@ccfrassatibs.it: vi aspettiamo con gioia.

Amare tutti per portare tutti a Cristo
La riflessione di Gigi alla Giornata di inizio anno della Comunità