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Dalla simpatia alla scelta

Secondo incontro di Scuola di Comunità: il capitolo 8 di Giovanni e «Prima che Abramo fosse, io sono»
24 ottobre 2026 di
ccfrassatibs

Dalla simpatia alla scelta

Secondo incontro di Scuola di Comunità: il capitolo 8 di Giovanni e la dichiarazione «Prima che Abramo fosse, io sono».

Venerdì 23 ottobre 2026 la Comunità Pier Giorgio Frassati di Brescia ha proseguito la Scuola di Comunità sul testo di don Luigi Giussani, All’origine della pretesa cristiana. Dopo il primo punto del capitolo settimo, «La dichiarazione esplicita», si è letto il secondo, che ripercorre la disputa al Tempio raccontata da san Giovanni nel capitolo 8 del suo Vangelo. L’incontro è stato guidato da Marco; ne riportiamo i passaggi principali.

Una Bibbia aperta sul Vangelo di Luca, con segnalibri rossi scritti a mano sui passi della Scuola di Comunità

I passi del Vangelo segnati per la Scuola di Comunità.

Il tempo per sceglierlo

Gesù conosce il nostro cuore e rispetta i nostri tempi: il suo è uno stile pedagogico molto graduale. Prima ci invita a seguirlo, poi ci chiede di rinunciare a qualcosa di noi stessi per Lui e di affermarlo davanti a tutti.

La nostra vita sulla terra è fatta per conoscere Dio e, alla fine, per sceglierlo. Per tutti arriva il momento di una decisione. È una dinamica di amore, non di pretesa, ma è un momento che interpella la nostra libertà.

Gesù ci lascia tempo: è il tempo della nostra conversione, il tempo per sceglierlo e per condurre i fratelli a sceglierlo.

Fare memoria degli indizi

Nel primo incontro Gigi ci aveva mostrato come nella vita di tutti ci siano degli indizi della presenza di Dio, ripresi poi nei gruppi di comunione. Fare memoria di questi indizi è fondamentale, perché Dio ci dà ogni giorno tanti segni della sua presenza e della sua azione concreta.

È proprio lì che il nemico attacca: sui ricordi, perché ci si dimentichi del bene ricevuto. Per questo bisogna tenersi aggrappati agli indizi, perché è nel momento della prova che dobbiamo tornare a essi.

I simpatizzanti

Il Vangelo nota che, pur nel clima teso delle discussioni al Tempio, alcuni giudei ascoltando Gesù credevano in Lui. Persone che si dicevano: non è uomo da rifiutare in blocco, dice cose che fanno pensare. Oggi, scrive don Giussani, potremmo chiamarli simpatizzanti.

È un’esperienza di tutti, personale o di qualcuno vicino: non si nega Gesù né la religione, anzi vi si trova una certa consolazione. Ma vedremo che questa simpatia, alla fine, non basta.

«Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.»

I presenti si sentono feriti nel loro orgoglio religioso e nazionale: sono figli di Abramo, sono sempre stati liberi. E Gesù ribatte: «Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato».

Non solo Consolatore, ma Signore

C’è una dinamica che riconosciamo in noi e in tanti altri: avvicinare Gesù come una consolazione dal male che ci è capitato, quasi un antidolorifico. Ed è vero, Gesù conforta davvero i nostri cuori; spesso è proprio beneficandoci che ci avvicina a sé, come ha fatto con tantissime persone e con ciascuno di noi.

Però chiede di più. Chiede di aderire alla verità ed essere davvero liberi. Chiede di diventare non solo il Salvatore, non solo il Consolatore della nostra vita, ma anche il Signore.

Gesù chiede alla nostra libertà di incardinarsi in Lui. E questo può essere davvero scandaloso.

«Le mie pecore ascoltano la mia voce»

L’incomunicabilità tra Gesù e i suoi avversari nasce dal fatto che chi lo ascolta non è una sua pecorella: non è piccolo, umile, in atteggiamento di sequela davanti a Lui. Non si tratta di dire a Gesù che cosa fare, ma di seguirlo.

Gesù dice ai suoi interlocutori che le loro pretese, essere figli di Abramo e figli di Dio, si infrangono contro il fatto che cercano di ucciderlo. Potremmo sostituirle con le nostre: ho sempre frequentato la parrocchia, ho sempre frequentato la comunità, faccio il bar all’oratorio. Tutte cose che pensiamo ci diano il diritto di essere tra i salvati.

In realtà Gesù ci svela che la salvezza dipende dall’amore, dalla carità che abbiamo per Lui e per il suo corpo mistico, che è la Chiesa.

Da simpatizzanti a ostili

Coloro che avevano simpatizzato, attaccati nel loro orgoglio, finiscono per dar ragione a chi già si era urtato con Gesù e lo accusano di essere posseduto da un demonio. È un percorso preciso: si sentono attaccati, diventano estranei, si urtano e alla fine diventano ostili.

È un monito per noi: non basta avere Gesù in simpatia. A un certo punto è chiesta una scelta più profonda d’amore.

«In verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte.»

La reazione è violenta: Abramo e i profeti sono morti, «chi pretendi di essere?». Soltanto Dio è l’eterno vivente, e Gesù pretende di risparmiare la morte agli uomini con la sua parola. Ancora una volta, come nel capitolo sesto, Gesù si mette al centro della questione.

Vegliare per essere pronti

Davanti a una pretesa così enorme, se non si ha già un rapporto stretto con Lui, se non si sono raccolti gli indizi e non li si porta nel cuore, se non si è già deciso di amarlo, è difficile restargli vicini.

Succede anche nella vita di ognuno di noi. Quando arriva una sofferenza difficile da portare, se non siamo in un continuo colloquio con Gesù, se non gli ripetiamo il nostro amore e la nostra fiducia, è difficile avere la forza di dire: Gesù, io confido in te. Non capisco, soffro, ma credo. Anche Pietro, a un certo punto, ha esitato, perché non aveva vegliato.

Ma Dio ci dà tutti gli strumenti. A volte si sente l’urgenza di fermarsi a pregare e si ha la lucidità per farlo: «Camminate mentre avete la luce». Se per pigrizia non lo si fa, può capitare una prova, anche piccola, che non si riesce a gestire: una risposta scontrosa, un messaggio che mette in crisi.

E capita anche il contrario: si ascolta quell’urgenza, si prega, e poi arriva una prova o un grande dono. E si è in grado di affrontare l’una e di accogliere l’altro, perché si era pronti. È, in piccolo, la dinamica definitiva della salvezza.

La forza dell’intimità con il Padre

«Io invece lo conosco, e se dicessi che non lo conosco sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola.» La forza di Gesù è l’intimità con il Padre. Gesù non è mai solo e lo ribadisce: più di ogni altra cosa desidera compiere la volontà del Padre.

In quel «lo conosco» c’è tutto: mi fido di Lui, lo seguo e obbedisco. Così, osserva don Giussani, l’attacco alla pretesa arroganza di Gesù si infrange contro la sua obbedienza.

«Prima che Abramo fosse, io sono»

Gesù spinge al massimo la sua provocazione: «Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò». L’obiezione è quasi disarmata: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?».

«In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono.»

Raccolgono pietre per scagliarle contro di Lui, ma Gesù si nasconde ed esce dal Tempio. La discussione, iniziata quasi per approfondire una simpatia e una curiosità, si conclude in una completa e drammatica rottura.

Il coraggio della verità

Di Gesù affascina questa forza di proclamare la verità senza paura, o andando oltre la paura, anche a costo di creare scompiglio. Lui stesso dice di essere venuto a dividere la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera.

È una dinamica che tanti di noi conoscono, anche dentro la propria famiglia. Una volta con Lui non possiamo andare d’accordo con tutti; siamo chiamati ad amare tutti. E l’esperienza lo conferma: ogni volta che si ha paura di scontrarsi con qualcuno per Gesù si perde un po’ di fede; quando invece, con la grazia di Dio, si va oltre il rispetto umano e lo si afferma, anche perdendo qualcuno, la fede si rafforza.

Il lavoro di queste due settimane

Don Giussani chiude il paragrafo con una provocazione: se al posto di Abramo mettessimo la ragione, e al posto dei farisei gli intellettuali, tutta la disputa si applicherebbe perfettamente alla tensione tra la fede e la cultura mondana dei nostri giorni.

È l’esercizio affidato a ciascuno fino al prossimo incontro: rileggere il brano cambiando le parole e paragonarlo con la propria vita.

La Scuola di Comunità è aperta a chiunque desideri conoscere Cristo stando insieme a noi. Per informazioni scrivete a info@ccfrassatibs.it: vi aspettiamo con gioia.

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